domingo, 22 de abril de 2012

CHI SCOPRÌ IL BRASILE?





In piede di guerra trascorreva il secolo XV tra conquiste, colonizzazioni e scoperte. Che maniera più elegante di dare nome a barbara invasione! Allora, l'onnipotente regno del Portogallo desiderava controllare il commercio di Estremo Oriente e lo portava a termine, come tutti gli altri, armati fino ai denti. Stanco stava Enrique, “Il Navigatore”, di invadere, occupare ed annettere terra altrui alla corona lusitana. Madeira, Azores e Cabo Verde, servirono da trampolino alle imbarcazioni portoghesi per presto raggiungere le coste brasiliane. Non fu perché sì. Non si imbarcarono di rotta alla cosa ignorata per niente. I capoccia, di allora, finfanti come quelli di ora, bene che sapevano a dove inviavano ai suoi uomini. Se è caso, quelli della sua specie e pasta andavano a scialacquare il suo maravedíes, in commende solidali senza lucro! Rispettando le distanze, non esiste molta differenza tra il malefico scongiuro realizzato, oggigiorno, col noto silenzio di agnelli, di quelli scongiuri realizzati per altri con differenti collane. Localizzavano lo stivaletto. Organizzavano la gente al suo capriccio. Mettevano nome ad una causa e lanciavano la carne, di altri, all'avventura, senza importar, loro, un sacro rosario la, sua, morte o resurrezione. Attraverso le descrizioni trovate in diverse pergamene dei secoli, XIII e XIV, le potenze di quegli, agitati, tempi, cattolici e protestanti dell'attuale Europa, avevano conoscenza dell'esistenza di una terra ricca in oro ed argento, fertile in spezie e legni per tingere, all'altro lato dell'oceano, giusto dopo, la chiamata, “fine del mondo”, allora, Finisterre. Portoghesi, spagnoli, inglesi, francesi ed olandesi, tutti avevano lo stesso sacro spirito, affanno e proposito: attraccare, usurpare, spogliare, rapinare, tirare e spiumare, per dopo, sottomettere i territori invasi ai suoi troni e così arricchirli. Quanto più meglio. Ed in quello stavano i sudditi del regno lusitano quando approdarono alle, Coste Atlantiche, di quello meravigliose ed ineguagliabile luogo, già descritto per Vespúcio, come paradiso terrestre, Brasile. Ricamavano i suoi bordi, immacolate e bianche, spiagge ricoperte in acque verdi, indaco e turchesi, incoronate per moltitudine di palme che ogni tanto, distratte si abbracciavano. Era, tutta, la Costa Atlantica Brasiliane, un'autoctona brace verde piena di vita, abbondanza e fulgore. Da Rio Grande do Norte, fino a Rio Grande do Sul, in instancabile percorso, la Madre Natura, denudava con galanterie di secoli ed in devota armonia, la suprema ricchezza e bellezza di, tutti, i regni naturali.

La nazione Tupinambá, era gente di ogni indole e condizione, con le sue rispettive ed ancestrali culture formavano, un mosaico di etnie che come, *(1) Bécquer, e le sue oscure rondini non ritorneranno. La peculiare fauna, superava la conoscenza del più saggio. Non solo per il suo volume o il suo spettacolare colorito, bensì, per la sua varietà, ricchezza, pericolosità ed esotismo. Pappagalli, are, formichieri, giaguari, iguane, anaconde, coccodrilli. Un esuberante e seduttrice flora copriva senza pudore, la Terra Vergine, lasciando intravedere, in tutto il suo splendore, un lussurioso ventaglio di colori, odori e cantici saggiamente orchestrati. Tra il cielo e la terra, segnavano il suo spazio, innumerevole varietà di araceas, abeti, bambúes, jacarande, caucciùs. Ma la ricchezza più immediata, quella, che i portoghesi cercavano per ingrassare le antropofago cassapanche del Regno, era nascosta in un solo albero: il*(2) “Caesalpina Echinata”, conosciuto per il nome di pau-brasil, per il flameante colore rosso che scoppiettava, al contatto con l'acqua bollendo. Assicurano gli esperti che le diverse etnie, padrone dell'infinita, Costa Atlantica Brasiliane, utilizzavano quello bramato legno del quale estraevano materiale per le sue frecce e tintura per i suoi tessuti. Del nome di questo albero, pau-brasil, che ossigenava e colorava, di nord a sud, la terra di, * (3) Eugênia Álvaro Moreyra, proviene il nome dal territorio che lo generò, dandogli la luce e la linfa della vita: Brasile. Ufficialmente, il Brasile fu scoperto da Pedro Alvárez Cabral, il 22 Aprile di 1.500, prima ma, altri camminarono per i suoi begli paesaggi, tra essi, il portoghese, Joao Ramalho e lo spagnolo, Vicente Yánez Pinzón ed Alonso Ojeda. E, seguirono i passi del regno portoghese, olandesi, inglesi, spagnoli e francesi, inviando le sue truppe alla rapina, assalto e saccheggio. Man mano che ottenevano la ricchezza, desiderata, imbarcavano il maestoso stivaletto di rotta all'antica, Europa, per gioia, ostentazione e potere di, tutti, i regni della terra e del cielo. Nel suolo, manto tappezzato con fiori, piante medicinali e frutti maturi, profumavano i sentieri, in una, interminabile, sarabanda di indescrivibili fragranze: gloxíneas, marantas, anturiums, origano, ruta, jalapa, zarzaparrilla. Avocadi, granadiglie incarnate, ananas e custodendo questa ispirazione, Gaugeriana, un cento di muse paradisiache,*(4) le Muse Sapientum, sciogliendo al vento i suoi frutti dorati, dal suo oscillante e gigantesco cuore di Banano.

Quello, interminabile, viavai di portare, alla Corte Portoghese, quello rapinato e spiumato e di seguire, quella, comandando, senza riposo, coloni al Brasile, le coste incominciarono ad essere invase, per un altro tipo di depredatori. Pirati, corsari, bucanieri, filibustieri assediavano, le terre di,*(5) Bartira, la guerriera Tupi. Per riguardarsi dei feroci attacchi, i coloni, si addentravano nella selva e di passaggio, continuavano a spogliarla dei suoi beni naturali. Quanto più si mettevano più ricchezze trovavano. Lì stava, lì, nel cuore della madre di tutte le madri, nella Terra Vergine, il vero, l'unico, quello sognato ed idealizzato, El Dorado, perche, lì, all'interno di quella misteriosa terra e nella cosa più profonda del suo grembo, lì, la Madre Terra gestava, senza misura, migliaia di begli uteri platinati, dorati, argentati, plumbei, neri, rossi. La grotta di Ali Babá restava piccola! Anche i ladri!

Piovevano gli anni, 1.680-90, e la febbre dell'oro assaltò la terra del *(6) Cruzeiro do Sul. E vennero i cercatori da oro di tutti i confini del vecchio continente e si portarono, il sale delle suolo, pulirono e tirarono, tutti, i filoni e le gemme che poterono e più. E come gli nativi brasiliani scappavano al giogo e lo schiavitú dai portoghesi e questi avevano bisogno manodopera gratis per continuare a svaligiare la patria di, *(7) Joaquín José dà Silva Xavier, “Tiradentes”, introdussero gli schiavi africani. Lo sterminio della carne per il potere e la gloria era la Manna giornaliera. Nel frattempo, le genti crescevano e si moltiplicavano dando origine a nuove razze, nuove credenze, nuove abitudini, le chiamate mammalucco o molucchesi, mulatti… Soffiavano venti di libertà là per il secolo, XVIII, ed il Brasile si emancipa del Portogallo. Libera gli schiavi ed arriva la libertà con nome di repubblica: Repubblica degli Stati Uniti del Brasile. Ma, per quanto soffiarono i venti, non portarono con sé ai ruffiani.

Dopo, quello viavai di genti, invasioni, colonizzazioni, guerre, guerriglia, cospirazioni, assalti ed imboscate. Del furto a mano armata e senza considerazioni di regni, regine, re, imperatori, governatori, corsari, pirati, bucanieri, filibustieri e multinazionali. Il Brasile continua ad essere, fino al giorno di oggi, come dicono i versi del suo *(8) inno nazionale, “gigante per la sua propria natura / è bello, è forte, impavido colosso / ed il tuo futuro riflette quella grandezza.” In suoi incredibili, 8.514.872, km2., abitano, 188.098.127, anime. Le Amazzoni segue, ancora, essendo il polmone del mondo. Il suo fiume, nutrice irripetibile, porta nei suoi seni il maggiore volume in acqua e la maggiore ricchezza piscícola. Nella sua flora e fauna, ancora oggi, esistono specie per classificare. Il potere delle sue catene montuose, isole, boschi, laghi e montagne. La forza della, divina, Iguaçu, con le sue, 276, cascate, i suoi salti e le sue rupi, può  muovere molti degli ingegni della vecchia Europa. Il Brasile ha tutto…tutto…tutto… Solo manca loro una cosa Che non si lascino rubare più! Il giorno che così sia, il maleficio dello scongiuro in silenzio di agnelli, svanirà ed il Brasile sarà la potente stella del Sud. Come diceva Roberto Carlos *(9) “É uma brasa, mora!”


Nasce en sognato pensile.

Farfalla.
Delicada…mimosa…
Adorna più che mile rose.
Ipê…


Fiore del Brasile


*Imperatriz 2000

“Volverán las oscuras golondrinas
En tu balcón sus nidos a colgar,
Y otra vez con el ala a sus cristales
Jugando llamarán.

Pero aquellas que el vuelo refrenaba
Tu hermosura y mi dicha contemplar,
Aquellas que aprendieron nuestros nombres…
Esas… ¡no volverán!”

“Ritorneranno le oscure rondine
Nel tuo balcone i suoi nidi ad appendere,
Ed un'altra volta con l'ala ai suoi vertí
Giocando chiameranno.

Ma quelle che il volo frenava
La tua bellezza e la mia fortuna contemplare,
Quelli che impararono i nostri nomi…
Quelle… non ritorneranno!”



 *(4) Musa Sapientum Paradisiaca http://es.wikipedia.org/wiki/Musa_%C3%97_paradisiaca



*(7) Joaquím José da Silva Xavier “Tiradentes” http://es.wikipedia.org/wiki/Tiradentes


*(9) “E uma brasa, mora!” “É una brace!” http://robertocarlos-
internacional.blogspot.com.es/2008/11/blog-post.html

 * I dieci città più importanti del Brasile http://www.youtube.com/watch?v=En-GP3XNnLs&feature=related

* Le dieci meraviglie narurali del Brasile http://www.youtube.com/watch?v=9bg8jAYdoLo&feature=related


María Evangelina Cobo Zaballa
Castro-Urdiales   (Cantabria)

* Watson…No sé quién hace esto ni el porqué… ¡Ni desde cuando!
Pero como veo que le gusta tanto…tanto…tanto…mi blog…hasta el punto que sale su www.mybestcv.co.il/TextPage.aspx?id=7978235
He decidido añadir los textos y de esta manera dar más satisfacción al insatisfecho…
Aviso…yo, no comercializo con mis artículos…letrillas…letrinas…traducciones… ¿Vale?